Con entusiasmo verso la salvezza

Con entusiasmo verso la salvezza. Si è aperto il sipario sul mercato. Anche quello della Pro. La prima operazione formalmente conclusa dovrebbe essere quella relativa a Mirko Pigliacelli, portiere già ampiamente conosciuto e stimato a Vercelli, un arrivo pressochè a titolo definitivo, un esborso rilevante, si parla di 300.000 euro. Ok, sul portiere siamo a posto. Subito dopo, come già ampiamente annunciato urbi et orbi, ci saranno Adejo, centrale difensivo svincolato –  ultimo passaggio in quel di Salerno – e di Gladestony, centrocampista brasiliano allontanatosi da Catania. Se per Pigliacelli gli Innamorati sono contenti, per Adejio attendono la prova del campo, la sua condizione fisica, le sue attuali motivazioni e serenità interiori. L’infortunio a Legati, gli alti e bassi di Bergamelli, la probabile uscita di Konate verso altri lidi, il recupero incerto di Jidaiy che contro il Cittadella era in panchina ma non ha giocato, tutti questi ingredienti hanno reso necessaria l’operazione. Quanto alla bontà dell’operazione stessa, quella di Adejo,  sarà il campo a dirlo, gli Innamorati si concedono qualche remora. Gladestony, anche di lui sì è trattato a lungo, brasiliano dalle buone geometrie ma tutto da verificare nella serie B di quest’anno, su questo giocatore l’opinione dei tifosi resta sospesa ancor più di quanto non lo sia per Adejo. Il mercato è lungo, si concluderà al 31 gennaio, mister Atzori ha chiesto gentilmente alla Società di fargli avere i rinforzi il più presto possibile, speriamo. Certo è che su Pigliacelli siam sereni, sugli altri due un po’ meno. Ma bisogna fare i conti con i conti, economici. E manca ancora una punta, al netto delle possibili partenze di . Raicevic? Polidori? Vajushi? Morra? Gli Innamorati vorrebbero prove tangibili di rinforzi, al momento l’unico rinforzo vero è Pigliacelli. Ma il mercato è lungo, eppure la preoccupazione degli irriducibili Innamorati è piuttosto tangibile, salvo essere laicamente fideistici a prescindere. Con entusiasmo verso la salvezza. Mancano due settimane abbondanti alla gara con il Frosinone ( faremo un risultato positivo ma se non sarà così potremo sempre dire che il Frosinone è enormemente più forte di noi, è la verità )  e meno di una settimana alla ripresa degli allenamenti ma, di sicuro, molti affezionati estimatori della maglia bianca, ritengono che, messi così, non ci si salverà. Perché, oltre alle numerose incognite intorno ai nuovi arrivi, esiste anche l’incognita del mister, Gianluca Atzori, e gli Innamorati, guardando il suo recente curriculum, non acciuffano al volo la tranquillità. Nelle prime due uscite, contro Ternana e Cittadella, si sono registrate due sconfitte, contro il Frosinone dell’ex Longo sarà durissima. Poi, arriverà l’Ascoli di Serse Cosmi. Gli Innamorati vorrebbero essere colti da improvvisa fiducia ed entusiasmo ma guardandosi allo specchio mentre si tengono per mano con la loro figlia prediletta in bianca casacca vedono le foglie secche dell’inverno, una lacrima che riga il volto della piccina, pallida, smunta, emaciata. Con entusiasmo verso la salvezza. Non ci sono soldi, bisogna agevolare le uscite, si tifa la maglia e non la forza dei giocatori, arriverà la primavera, arriverà la gioia, allegria. Magari. Non so, vorrei essere entusiasmato anch’io ma proprio non ce la faccio, nonostante tutto. Siamo ultimi in classifica, mi riesce persino difficile scrivere “dai che ce la facciamo”, scriverei quel che al momento non sento. Forse sono troppo pessimista, forse mi lascio trascinare dal vento che davanti allo specchio fa turbinare le foglie morte mentre sul volto della piccina la lacrima scende veloce allontanandosi dall’occhio lucido e rigato di pianto come d’un sottile rivolo di acqua, gelida. Però, so bene che basterebbe poco per rianimare d’allegria e di calore il cuore, il volto, pure quello di tanti Innamorati che vorrebbero resistere nell’aver fiducia e specchiarsi ancora, felici, nella atelier della serie B. Continuiamo a sperare e tifare, in accordo con chi grida “Forsa Pro” a prescindere, in attesa di un gesto d’amore (anche due)  per riaccendere in concreto la fiammella, la luce oltre questo seminterrato che è l’ultimo posto in classifica, solitario e freddo, tra le foglie morte. Lungo i binari della ferrovia.

Paolo d’Abramo

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