Ingredienti

Sabato pomeriggio prossimo a Perugia, dopo lo 0 a 0 interno al Robbiano con il Pisa

Ingredienti. Una Società blasonata, e i titoli non si cancellano, sono un tesoro preziosissimo che ci si porta appresso senza superficialità e con la leggerezza di Diana cacciatrice. Una squadra, la Pro di quest’anno, modesta per la B, nonostante l’opinione di alcuni. Un Presidente appassionato. Un Diesse cordiale. Un allenatore inesperto della categoria ma preparato e cordiale. Un pubblico – Specie a Vercelli in via d’estinzione in particolare quello presente al Robbiano Piola durante le partite, estinzione dovuta ai veleni prodotti dall’ambiente che la maggior parte percepisce ostile e dalla carestia di entusiasmo fino all’ultimo minuto  – sostanzialmente e per lo più infelice ma brontolante eppure attaccato alla vita come se la Pro fosse il polmone artificiale. Eppure un pubblico che, per la componente brontolante, viene bonariamente vilipeso, anche ingiustamente, aggiungerei. La cucina del programma di ieri era rappresentata dagli strumenti abituali per i cuochi e con ospiti gli amici di Pisa che quasi non ci mangiavano per intero. Ospiti esigenti, difficili, rognosetti, difficili da soddisfare, compatti e guidati da uno chef dei degustatori umile, educato, preparato, capace di motivare la piazza che lo ama, ricambiata da ugual passione, che bello, davvero, a me Rino Gattuso è piaciuto assai e lasciamo stare che con una rosa ristretta condita da qualche piccola difficoltà societaria, tiene ampiamente e ugualmente  a galla il vascello pisano. Noi, abituati al Real ed al Bayern, non siamo 10,15, centomila come le gavette di ghiaccio ma attualmente questa traversata attraverso la steppa ed il Don sembra più erta del generale Inverno in Russia, attendendo la Primavera, aspettando un signor Godot umile, simpatico, alla mano e che trascina il pubblico come pochi sanno fare, tipo, e scusate se devo scendere di categoria per fare paragoni in Vercelli, Ciccio Braghin o Lino Nobili che dalla panca era disposto ad entrare in campo durante un contropiede avversario per fermare l’azione da rete. La Pro di ieri, contro un avversario scorbutico ma non inaccessibile, ha deluso. Per la disposizione in campo, per la scelta degli uomini da schierare, in parte anche per i cambi e la lettura della partita. Ma, risalendo alla fonte, gli errori stanno nella scarsella povera in estate e, sul mercato,  nella scelta di giocatori che sono bravissimi ragazzi, non tutti adeguati alla B, non tutti giovani e per questo da trattare in modo diverso durante la preparazione di Stagione e partite, non siamo mica tutti ragazzini. In più, nella traversata invernale del Don, uno dei colonnelli ci dice anche che abbiamo solo vissuto estati spensierate all’Argentario o sulla riviera romagnola e il Don è un’altra cosa, ignoranti, inferiori di numero a quelli di Salerno e meno calorosi e, per inciso, forse  – quelli di Salerno, determinanti ed anche passionalmente focosi, di rilievo per l’esonero del bravo Sannino che – o forse l’ho sognato – aveva detto che a Salerno non avevamo mai visto il Calcio. Tanti sì, ma anche incidenti come una retta sulla circonferenza di centrocampo, neppure tangenti o scriventi che questa Pro è quasi come il Milan che non mi segna più e la fabbrica è tristemente avvolta dalla nebbia invernale e dallo scarso entusiasmo delle maestranze paganti per applaudire, non pagate per essere criticate. E qui, lo stesso,  ovvero qualora qualcuno, uno o anche due o tre –  avesse o avessero l’ardire d’affermare che non abbiamo mai visto Real, Barcellona e Giuventus, cioè dicesse o dicessero che non abbiamo mai visto il calcio (il calcio  vero ) patirebbe  o patirebbero lo stesso destino di Sannino, sicuro. Di certo a Perugia, prossima gara, vinceremo ed il temporaneo quasi permanente parafulmine costituito da uno dei colonnelli della traversata invernale, potrà essere temporaneamente riposto in soffitta. Il parafulmine da queste parti si espone quando sta per arrivare il temporale e si mette in evidenza come fa la madre dei pulcini, la chioccia, quando la faina, ovvero il pubblico cattivissimo, cerca di sbranare tutti, pulcini, chioccia ed anche l’allenatore con le capre, i cavoli e la cascina tutta. Poi magari il fulmine colpisce e nella soffitta è tutto un rogo, come a Cartagine o alla Biblioteca di Alessandria, circa 40.000 testi, anche di teoria calcistica, andati in fumo, ma intanto era calcio antico mica quello bello e contemporaneo di oggi. A Perugia si vince, dai. Forza Pro!

Paolo d’Abramo